L’Aurum deve restare in Abruzzo!

Sembra assurdo e pazzesco, ma Pescara e tutto l’Abruzzo rischiano di perdere uno dei simboli più caratteristici del nostro territorio, ovvero l’Aurum. Il liquore dannunziano infatti è attualmente prodotto a Città Sant’Angelo, ed è di proprietà della ILLVA di Saronno, la stessa che produce il famoso amaretto. Ebbene la proprietà vuole trasferire la produzione a Saronno, e non se ne capisce il motivo poiché lo stabilimento non è in crisi, anzi negli ultimi tempi il fatturato era in crescita e con ampi margini di aumento. Oggi ho quindi partecipato a un incontro su questo problema indetto dalla Cgil insieme ad altri parlamentari pescaresi (erano presenti oltre a me la D’Incecco, Melilla, Castricone). Questo il comunicato che abbiamo scritto insieme:

 

 Questa mattina presso la sede di Pescara della Cgil ci siamo incontrati con il segretario della Cgil lavoro Paolo Castellucci e il segretario della Fli Cgil Partik Guobadia per affrontare la vertenza sindacale che interessa i 25 lavoratori dello stabilimento Aurum di Città Sant’Angelo. La scelta della società proprietaria di chiudere lo stabilimento di Città Sant’Angelo per delocalizzare a Saronno la produzione di un marchio così importante per il nostro territorio, appare grave e immotivata trattandosi di un’impresa non in crisi finanziaria e di mercato, che anzi nei primi mesi dell’anno ha incrementato del 20% il proprio fatturato. Ci sembra assolutamente paradossale che un prodotto di ecellenza, legato profondamente alle radici storico-culturali del nostro territorio, non a caso legato a uno dei più importanti monumenti della Regione, possa essere trasferito altrove e non invece essere valorizzato come produzione di eccellenza da sviluppare sul territorio, Sarebbe auspicabile individuare forze imprenditoriali locali disponibili e rilevare e investire sul marchio, valorizzando oltrettutto le professionalità qualificate che si sono sviluppate in questi anni nello stabilimento. Per tutte queste ragioni abbiamo deciso di coinvolgere il Ministero dello Sviluppo Economico e quello del Lavoro per aprire un tavolo negoziale, alla presenza delle parti sociali, degli enti locali e della Regione per individuare soluzioni condivise che tutelino l’occupazione e la presenza produttiva

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