#salviamoilfuturo!

L’istruzione e la formazione sono le armi più potenti che si possono utilizzare per cambiare il mondo.” N. Mandela

 

Domani alla Camera si discuterà la nostra mozione su istruzione,  cultura,  ricerca e università. Sarà un momento molto importante,  nel quale si deciderà il futuro del nostro paese; sarà un momento cruciale nel quale vedremo le reali intenzioni di questo governo e delle forze politiche che siedono in Parlamento: vorranno continuare con la logica suicida dei continui tagli, essendo l’Italia il paese che in termini assoluti e in rapporto al pil spende di gran lunga meno in istruzione, ricerca e cultura,  pur avendo il più grande tesoro al mondo? Qui si tratta di ripristinare le funzioni vitali di settori che,  invece di rappresentare la speranza di una rinascita anche economica,  sono agonizzanti e moribondi. 

 

Questi sono gli impegni che chiediamo al governo con la mozione (clicca qui per leggerla tutta):

adottare politiche che concentrino risorse aggiuntive sul settore della conoscenza ed un piano di rientro di massimo 2 anni delle risorse sottratte nella scorsa legislatura al settore cultura, scuola e università, individuando fonti di finanziamento reperibili nell’immediato; a non perdere di vista l’importanza di investire nella scuola, nella preparazione dei giovani, nella valorizzazione dei saperi, anche restituendo al ruolo dei docenti la centralità che loro compete, affinché quello italiano diventi un sistema di istruzione veramente innovativo e capace di interpretare la complessità del presente e di garantire più certezze nel futuro;

ricoprire tutte le cattedre vacanti prima dell’inizio dell’anno scolastico 2013/2014, anche con un piano triennale di assunzioni che preveda la stabilizzazione del maggior numero di docenti precari, con l’inserimento organico nella scuola di nuove figure professionali (psicologi, pedagogisti tutor, consiglieri di orientamento, specialisti nella gestione di disabilità gravi, consuler, educatori) e con investimenti in formazione in itinere qualificata per i docenti orientata alle Best Practice in Italia e in Europa; 

programmare la costruzione di un sistema integrato e trasversale che coinvolga formazione, università, nuove tecnologie e linguaggi plurimediali, biblioteche, editoria, eventi, musei, valorizzazione del patrimonio artistico, start-up, turismo, infrastrutture locali, trasporti sostenibili e comunicazione;

prevedere un piano di messa in sicurezza degli edifici scolastici per l’adeguamento strutturale di tutti i plessi nell’arco di 4 anni, con una maggiore entità di fondi per le regioni del sud e le isole fortemente penalizzate con la ripartizione regionale dei fondi destinati all’edilizia scolastica (decreto ministeriale 3 ottobre 2012 – Gazzetta Ufficiale N. 7 del 9 gennaio 2013); 

prevedere un sistema che garantisca adeguate risorse per gli istituti che hanno risultati qualitativi più bassi al fine di aumentare lo standard qualitativo del sistema scuola italiano ed evitare di penalizzare i territori con maggior disagi sociali ed economici;

ripristinare pienamente la possibilità di esercitare il diritto allo studio con opportuni fondi adeguati a garantire borse di studio e strutture di accoglienza per gli studenti che non hanno le opportunità economiche per sostenere i costi dell’università, valutando tra questi i più meritevoli;

ridiscutere il metodo di finanziamento delle università legando il Fondo di finanziamento ordinario a meccanismi che valutino l’effettivo impatto socio-economico che il laureato ha nella società rivedendo il meccanismo costo standard per studente; 

coordinare e selezionare con le università, i centri di ricerca, le imprese, i progetti di ricerca prioritari nei settori nei quali il Paese può diventare leader e sui quali concentrare le risorse finanziarie e umane, e a favorire l’insediamento nei territori, anche sulla base dei risultati conseguiti da tali ricerche, di imprese innovative, con capitali reperiti sul mercato;

realizzare un piano d’investimenti pluriennale per i beni culturali, non limitandosi ad interventi straordinari dettati solo dall’urgenza e dalla contingenza, ma attraverso una seria programmazione che veda il coinvolgimento e la responsabilizzazione delle regioni;

prevedere forme di agevolazione, anche di tipo fiscale, per gli operatori del settore dello spettacolo, riconoscendone il valore culturale al fine di garantirne la sopravvivenza in questo momento di crisi che colpisce soprattutto le individualità e le piccole realtà artistiche.

 

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