Pavida, meschina Italia…

Corsi e ricorsi storici di vichiana memoria… E’ inutile negarlo: come dimostra la storia italica, fanno parte della nostra indole la pavidità, la meschinità nel difendere le regole in quanto patrimonio comune che garantisce il benessere e la crescita sociali di tutta una comunità. Gli italiani invece si sono spesso contraddistinti per la capacità di derogare alle norme e convenzioni collettive a vantaggio di un gruppo limitato di persone, tanto che questa debolezza nel condividere le norme sociali comuni è diventata essa stessa una consuetudine.  Più di 90 anni fa un violento parlamentare con la camicia nera riuscì a piegare delle fragili istituzioni con disarmante facilità, facendosi consegnare l’Italia con il consenso di quasi tutte le forze parlamentari.  La responsabilità maggiore, però, l’ebbe colui che avrebbe dovuto essere il garante di tutti gli italiani, e che invece si dimostrò espressione di quella pavidità di cui sopra. Il Re,  invece di far rispettare le regole e porre un argine alla deriva violenta e repressiva del corso degli eventi, preferì cavalcare questa deriva senza avere il coraggio, o semplicemente la dignità, di fare gli interessi di tutti gli italiani.

Ebbene oggi la storia si ripete: di fronte a un delinquente politico, abituato a comportamenti violenti non fisicamente, ma culturalmente e socialmente, le istituzioni si piegano, derogano alle regole, arrivando al paradosso di giustificare tutto ciò in nome di un presunto interesse collettivo superiore alla stessa garanzia del rispetto delle regole.  Re Giorgio, proprio come Vittorio Emanuele III, in questa squallida vicenda berlusconiana, pavidamente subordina gli interessi degli italiani a quelli di un pregiudicato, e della sua schiera di seguaci espressione dell’Italia peggiore; il tutto con la complicità di una classe politica meschina, opportunista, inconsistente nel difendere gli italiani e con la complicità, oggi come 90 anni fa, dell’intellighenzia e del mondo economico. Così come, attraverso una forzatura istituzionale senza precedenti, due anni fa sottomise il popolo italiano al volere della vorace e violenta finanza. E’ l’Italia che si piega sempre al più forte, al più potente, senza riuscire ad opporre alla violenza e all’arroganza, in qualsiasi forma essa si manifesti, la certezza e la fierezza di una moralità collettiva. 

Dopo aver fatto l’Italia, e dopo aver a fatica fatto gli italiani, occorre ora creare una coscienza italiana, costruire quel sistema di condivisione sociale e culturale che ci porti, un giorno, ad avere definitivamente istituzioni che rappresentino gli interessi di tutti e cittadini consapevoli che si identifichino in un ‘NOI’ invece che nell’IO. 

Il compito del M5S è anche, anzi soprattutto, questo.

 

Loro non si arrenderanno mai, noi neppure!

 

 

 

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