DL cultura in commissione

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 Quello che è successo oggi in Commissione Cultura alla Camera è stato quantomeno paradossale. Il decreto cultura è infatti arrivato di corsa da noi, dopo che il Senato lo ha trattenuto per quasi 50 giorni, privandoci di fatto di ogni possibilità di migliorare il provvedimento. Il testo definitivo licenziato dal Senato ci è stato reso disponibile solo mezz’ora prima della discussione generale prevista per venerdì scorso, fissando la scadenza per gli emendamenti a lunedì alle 12, mettendo in difficoltà la relatrice e il resto dei commissari, cui noi eravamo comunque pronti dopo settimane di incontri e visite sul territorio, con operatori del settore culturale e avendo seguito l’intero iter percorso al Senato. Così ci siamo trovati in 72 ore a preparare gli emendamenti al decreto: il MoVimento 5 Stelle ne ha presentati circa una cinquantina, poiché, nonostante alcuni provvedimenti positivi, vi sono una sequela di gravi criticità, nonché una serie di marchette introdotte sempre dai senatori delle grande intese. Ci siamo trovati oggi in commissione con 139 emendamenti (oltre ai nostri c’erano quelli di Lega, Sel e Gruppo Misto) . La cosa clamorosa è che in mezz’ora abbiamo dovuto votarli tutti senza nemmeno averli affrontati con la dovuta attenzione.I presidenti Galan prima e Ghizzoni poi hanno impostato la seduta in modo da sbrigare la pratica in pochissimo tempo, mettendo in votazione in un men che non si dica ogni proposta, puntualmente bocciata, ad una velocità tale da non essere nemmeno possibile verificare l’esito delle votazioni.  Già domani ci troveremo il decreto in Aula, dove si ripeterà la stessa identica storia: ancora una volta c’è un problema che va oltre al merito del decreto, un problema che è democratico, ossia il corretto funzionamento delle nostre Istituzioni, con regole applicate dai presidenti di turno ad uso e consumo degli interessi del Governo e di questo maledetto inciucio perenne, che non disdegna di usare un decreto come quello dei beni culturali per foraggiare istituzioni come la fondazione del latitante Craxi o le mance per Renzi a Firenze per una manifestazione UNESCO che in realtà pare si terrà a Monza.

 

Commissione VII Cultura, Scienza, Istruzione

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