UNIVERSITA’, M5S CAMERA: INDAGINE DI BARI DIMOSTRA AGGIRAMENTO REGOLE

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ROMA, 7 ott – “In attesa degli sviluppi dell’indagine in corso da parte della procura di Bari, ciò che già adesso emerge è come in Italia manchi totalmente il principio della trasparenza. E’ per questa ragione che le regole di selezione possono venire modificate in corso d’opera. Non vogliamo pensare che questa pratica sia mirata a favorire qualcuno, ma assistiamo comunque ad un aggiramento delle regole”.
Lo dichiarano i deputati della commissione Cultura alla Camera del MoVimento 5 Stelle in merito alla vicenda dei concorsi universitari sui quali stanno indagando la Procura di Bari  la Guardia di Finanza, che ha denunciato agli inquirenti 38 docenti universitari”.

“La Gelmini, con la sua riforma – aggiungono – , si prefiggeva di bloccare una volta per tutte le baronie, il freno all’università italiana che impedisce ogni forma di crescita nei campi della ricerca, dell’innovazione e nella didattica. Dopo i fatti riportati dalle cronache negli ultimi giorni -proseguono i deputati del M5S – è evidente che tale riforma non è stata efficace. Forse il perché va ricercato nel fatto che, al tempo, la ministra sia stata guidata dalle indicazioni riformiste della TreeLLLe, e dall’allora relatore della proposta di legge senatore Valditara (che figura tra gli Eminent Advisor della TreeLLLe): O forse perché tra i banchi stessi del Parlamento, e del Governo, siedono numerosi baroni, i quali non intendono rinunciare al proprio potere e lavorano per rendere ogni riforma inefficace.

La logica di cooptazione e del concorso truccato non si limita solo al ruolo di professore universitario ma inizia già dal dottorato di ricerca ed è praticamente diffuso in tutti gli atenei italiani.

Siamo convinti che per rimuovere le baronie – concludono i deputati del M5S – sia necessario un ricambio generazionale: attuare lo svecchiamento del sistema universitario immettendo giovani ricercatori, non limitando le loro assunzioni con il blocco del turn over di Tremonti e con la precarizzazione del ruolo del ricercatore, targato Gelmini.

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