Discussione generale DL Istruzione

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Presidente, colleghi, Ministro,
Vorrei inaugurare questo intervento riprendendo quanto dichiarato dal ministro nel corso dell’audizione davanti alle commissioni riunite di camera e senato della Repubblica sulle linee programmatiche del Ministero: “il livello di formazione ha un legame diretto con il tasso di sviluppo economico di una certa popolazione e di un certo paese in un dato momento storico”. Noi aggiungiamo che il grado di civiltà, di onestà, di coesione e solidarietà sociale e di pace è proporzionale al grado di istruzione dell’individuo. Partendo da questa riflessione noi del Movimento 5 Stelle rivolgiamo le nostre energie e competenze per invertire la colpevole e volontaria tendenza alla destrutturazione e al depotenziamento del sistema di istruzione e formazione italiano che ha caratterizzato l’ultimo ventennio politico e governativo.
Tale intento colposo è sempre più avvalorato da tutti gli atteggiamenti e i provvedimenti che si sono susseguiti negli ultimi anni: infatti, se da un lato gli ultimi governi dichiaravano intenti a dir poco favolosi, dall’altro operavano in maniera strategica e strumentale contro ogni spinta di miglioramento, e a favore di un continuo depotenziamento del sistema statale dell’istruzione. Ma questo non solo mortificava un intero comparto fatto da milioni di utenti, ma di fatto ha condannato l’Italia a una lenta ma inesorabile agonia. Proporre un forte investimento economico sull’istruzione e sulla cultura cui va affiancato uno sforzo istituzionale per modificare le leggi e i regolamenti attualmente in vigore significa investire sul futuro, sul lavoro e sullo sviluppo. Siamo convinti che non possa esistere uno sviluppo economico capace di resistere ai continui mutamenti del mondo globalizzato senza una società coesa e culturalmente avanzata.
Chiedere maggiori risorse per l’istruzione non è in sintonia con le linee programmatiche del Governo? Come possono essere garantiti la qualità della didattica, il welfare per gli studenti, il diritto allo studio universitario, la tutela della salute nelle scuola, il potenziamento dell’offerta formativa, la riduzione del costo dei libri scolastici, la prevenzione della dispersione scolastica, personale scolastico e organizzazione didattica all’altezza di un paese moderno, la formazione specialistica dei medici, personale degli enti di ricerca e delle università che possano garantire servizi adeguati, dei ricercatori competitivi, come può essere garantito tutto ciò se non attraverso l’investimento d’ingenti risorse? Invece con questo decreto assistiamo a una serie di provvedimenti di facciata, di specchietti per le allodole che fanno notizia ma non affrontano alcun problema nevralgico del mondo della formazione italiana. Perché questo decreto non è altro che uno spot mediatico ad uso dei salotti televisivi e delle interviste giornalistiche senza contraddittorio!
Non è un segreto che noi perseguiamo l’obiettivo di una scuola statale di qualità, efficace ed efficiente che riduca i divari culturali sia tra individui che tra le aree geografiche. La coesione sociale, come valore imprescindibile per il raggiungimento del bene individuale, può essere raggiunto solamente rafforzando il settore dell’istruzione, della ricerca e della cultura.
Già lo strumento del decreto appare del tutto ingiustificato: questo Governo, come i precedenti, sta perseguendo una modifica di fatto dell’assetto costituzionale legiferando in maniera illegittima attraverso lo strumento del decreto legge, che dovrebbe essere adottato in casi straordinari di necessità e d’urgenza; nel decreto in esame non si ravvisano complessivamente queste urgenze, sono presenti provvedimenti che entreranno in vigore nel 2015 o che avanzano programmazioni triennali, come nel caso della pianificazione triennale per l’assunzione a tempo indeterminato di personale docente, educativo e ATA, per gli anni 2014-2016 che non dovrebbe avere carattere d’urgenza ma essere strutturalmente compreso in una azione ordinaria di ogni Governo. Così come dovrebbero essere strutturalmente stabili i fondi destinati alle scuole: che senso ha dotare le scuole di connessione wireless, quando poi a causa dei tagli ai fondi le stesse scuole o non hanno computer adeguati o sono costrette a trascurare i laboratori informatici perché non possono permettersi di pagare la normale manutenzione informatica?
Una delle grandi emergenze del paese è la qualità del sistema di formazione che non può essere affrontata per decreto legge e trattata in Parlamento con la logica della contrapposizione maggioranza – minoranza: dovrebbero essere messe in campo tutte le energie, le idee, le competenze e dimostrare la volontà politica di cambiare le cose. Voi pretende e ci volete far credere ormai da decenni che è possibile fare riforme a costo zero: una balla colossale che viene ripetuta come un disco rotto. Prima di tutto bisogna investire sulla classe docente, umiliata fino a l’inverosimile anche da interventi insulsi e tipici di persone che ignorano il mondo della scuola come quello del deputato Buonanno, una categoria che da anni aspetta una riforma meritocratica della progressione in carriera, e che nel frattempo ha visto i propri stipendi già mortificanti bloccati e, dunque, ridotti a fronte di un aumento del carico di lavoro. È una guerra tra poveri, diciamolo. Nel migliore dei casi, un docente, prima acquisire la posizione ruolo effettivo ha dovuto subire almeno 6/8 anni di precarietà; le conseguenze negative non sono soltanto individuali ma anche sulla comunità scolastica. La precarietà nella scuola non rappresenta un problema marginale, i numeri parlano chiaro: più di 100 mila precari ogni anno sono riassegnati alle scuole e le conseguenze negative sono molteplici. Nella scuola secondaria di primo e secondo grado sono molte le classi di alunni che iniziano il percorso didattico in ritardo a causa della precarietà dei docenti (personalmente ho visto moltissime classi di studenti che potevano cominciare il percorso di studi di alcune discipline a ottobre se non novembre!), mentre gli uffici scolastici provinciali e regionali sono sovraccaricati di lavoro soprattutto nel periodo estivo per garantire il regolare inizio delle lezioni a settembre. Alla luce di ciò, un piano triennale come quello da voi previsto in questo decreto appare assolutamente inadeguato a risolvere la piaga del precariato.
Per non parlare del caos reclutamento, di cui hanno già abbondantemente parlato in precedenza. Questa schizofrenia sul reclutamento ha provocato una vero e proprio disagio della classe docente; a questo punto ci chiediamo: tutto questo è voluto o è frutto di incompetenza e dilettantismo? Come è possibile che ogni problematica della scuola non venga mai risolta in maniera definitiva? Gli esempi sono tantissimi, dall’ultimo pasticcio targato Fornero dei quota 96 alla problematica mai risolta del collocamento dei docenti inidonei; dal precariato del personale ATA e dalla vicenda assurda degli ATA ex enti locali, all’insufficienza di servizi nelle scuole. Nel corso degli anni, si è operato in maniera sistematica a vantaggio delle scuole private con delle regole che tendono a favorire profitti, storture del sistema e che mettono in difficoltà la scuola statale. Pensiamo al problema urgente e non affrontato dei diplomifici, mercati di titoli di studio, dai quali escono ogni anno migliaia di diplomati in maniera piuttosto discutibile; sono diversi i casi balzati alla cronaca nazionale. E pensiamo allo sfruttamento dei docenti e di giovani laureati nelle scuole private. Ebbene, nel decreto voi destinate il personale da assumere anche per combattere i diplomifici al SNV, tanto contestato e inadatto al sistema di istruzione italiano perché fondato sulla scuola quiz di stampo INVALSI, che umilia e banalizza l’intero percorso formativo. La degenerazione cui assistiamo non tende a frenarsi ma giorno dopo giorno trova spazio nel Governo fino al punto da ipotizzare l’introduzione del sistema Invalsi anche nell’Università. Follia pura! Le soluzioni dichiarate sulla stampa dall’attuale Ministro sono molteplici e discordanti e gettano ancora più nel panico un mondo della scuola già abbastanza provato.
Il Governo dovrebbe chiarire il motivo per cui non ha affrontato le vere emergenze. Ad esempio ci chiediamo se non sia una emergenza il sistema di concorsi truccati alle università: tutti sanno ma nessuno ne parla, tutti sanno ma nessuno agisce; lei Ministro ha dichiarato in un nostro question time di voler aspettare l’esito delle indagini: noi le ricordiamo che lei non è una cittadina normale, è il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e come tale dovrebbe affrontare, insieme al Parlamento, il problema del reclutamento promuovendo forme concorsuali che non siano gestibili dalle baronie, svecchiando completamente la classe docente universitaria immettendo tanti giovani ricercatori, abolendo il blocco del turn over e rivedendo il sistema dei punti organico. Anche per l’università i tagli di risorse sono ingenti; i provvedimenti targati Gelmini e Monti hanno fatto ricadere tutti i tagli agli FFO sulle spalle degli studenti e delle rispettive famiglie provocando un incremento delle tasse di iscrizione, contraendo il diritto allo studio e il numero di borse di studio assegnate, riducendo al lumicino i servizi che gli atenei possono erogare a causa della cronica mancanza di risorse. Soprattutto sul diritto allo studio e sulla tassazione a carico degli studenti abbiamo proposto alcune soluzioni sia attraverso progetti di legge sia attraverso una serie di emendamenti che, puntualmente, sono stati bocciati. Si evince chiaramente che la classe politica e partitica attualmente al Governo sta facendo di tutto per precarizzare il mondo della ricerca e della formazione universitaria, vuole far ricadere tutti i costi sulla comunità degli studenti regalando la gestione degli atenei a, ormai, potentissimi Rettori e baroni.
Queste sono le vere emergenze, ma state dimostrando che non c’è nessuna volontà politica di affrontarle. D’altronde, come ripetiamo ormai in molte circostanze, sembra davvero difficile chiedere alle stesse forze politiche che hanno rovinato il nostro paese (in questo caso la scuola e l’università) di invertire la rotta e risolvere quei problemi da loro creati.
Vorrei chiudere con le profetiche parole di un padre della nostra Repubblica, Calamandrei, che 63 anni fa così affermava con incredibile lungimiranza: “Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè… Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime… Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza… Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (…). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private…. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato!

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