Il fumo del governo Renzi per la scuola

fumoscuola3Più emergono indiscrezioni sulle intenzioni del governo sulla scuola, più ci rendiamo conto di quanta incompetenza, ignoranza e malafede ci sia a palazzo Chigi nei confronti dell’istruzione statale. L’unica certezza che sembra delinearsi all’orizzonte è l’ennesimo taglio pesante che il governo sta confezionando ad arte, sventolando frasi scontate e ovvietà degne del peggior ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini. Premiare i docenti che vogliono dedicare più tempo alla scuola è infatti già possibile con lo svolgimento dei progetti  che annualmente potrebbero essere attuati dalle scuole nell’ambito dell’offerta formativa del proprio istituto, ma anche affiancando il lavoro del dirigente con incarichi chiave come su orientamento, alternanza scuola lavoro, formazione, informatizzazione. Ma a causa delle pesanti decurtazioni dei fondi d’istituto e MOF, che anche questo governo ha fatto, sono stati conseguentemente falcidiati progetti e attività didattiche aggiuntive. 

I docenti, professionalità in possesso di un percorso di studio lungo ed articolato con lauree, specializzazioni e abilitazioni, non possono essere trattati come meri impiegati. Già oggi essi svolgono un orario d’insegnamento in linea, se non superiore, rispetto a quello degli altri paesi europei.

Il tentativo del governo è chiaro e l’ha dichiarato Reggi in un’intervista a Repubblica: recuperare 1,5 miliardi dalla scuola. Come? Aumentando l’orario di lavoro dei docenti con un aumento stipendiale nullo, o irrisorio (prima solo per supplenze, per poi farlo diventare curricolare), facendo scomparire quindi le supplenze da Graduatorie d’Istituto con i relativi docenti.  

La stessa proposta di portare le scuole superiori a quattro anni non ha nessun fondamento didattico-pedagogico, anche perché la sperimentazione nelle scuole italiane è appena cominciata e dunque mancano riscontri (come evidenziato in una nostra recente interrogazione parlamentare). L’unica ratio di questo progetto sembrerebbe anche qui, quella del risparmio. Il taglio di un anno scolastico con molta probabilità determinerà l’eliminazione di decine di migliaia di cattedre.

Per noi la direzione da prendere è tutto l’opposto rispetto a quella che dichiara il governo: non è possibile nessuna riforma senza una reale inversione di tendenza, che non può prescindere da un investimento dello Stato, con il ripristino dei miliardi tagliati negli ultimi anni e l’adozione di piano triennale di assunzione di 150 mila precari. 

Il M5S ha già proposto di reintrodurre gli 8 miliardi tagliati nella precedente legislatura, con una mozione alla Camera bocciata dalla maggioranza. Senza questi presupposti non c’è nessun intervento che possa ridare dignità alla scuola e non faremo sconti ad un disegno governativo che si profila come un vero e proprio attacco mortale alla scuola pubblica statale, alla cultura e all’istruzione dei nostri ragazzi. L’unico soggetto che davvero si avvantaggerebbe di questo progetto sarebbe la scuola privata, alla quale il governo non lesina attenzioni particolari. Ci aspettiamo che la società civile risponda a questo attacco, così come sta facendo il M5S, unico gruppo parlamentare che si sta battendo senza timidezze per difendere un elemento cruciale per la nostra società.

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