Trivelle selvagge e inceneritori in arrivo nella nostra regione

L’Abruzzo, grazie al governo Renzi, potrà dire definitivamente addio alla sua naturale vocazione economica, alle sue produzioni dell’agroalimentare, al turismo, all’industria delle energie rinnovabili, all’artigianato e al commercio: non saranno queste le attività strategiche per la nostra regione (e per l’Italia intera), bensì le trivelle! Con il decreto Sblocca Italia il governo Renzi ha deciso di svendere l’Abruzzo, e in generale tutta l’Italia, alle multinazionali del petrolio; come se non bastasse, l’Abruzzo potrebbe vedere la nascita d’inceneritori nel proprio territorio (come già previsto sia nel piano di Del Turco che in quello di Chiodi) e diventare magari il centro d’incenerimento dei rifiuti di mezza Italia, in considerazione soprattutto della sua relativamente scarsa produzione di rifiuti per mantenere un inceneritore e la situazione problematica in regioni limitrofe come Campania e Lazio.

In attesa di leggere il testo definitivo che verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, questi sono i punti che permetteranno la realizzazione di questo piano:

1) la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi diventeranno attività di pubblica utilità; di conseguenza i decreti attuativi prevedranno l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essi compresi: un grave danno anche economico per i proprietari dei terreni interessati, in considerazione del fatto che in Abruzzo un terzo del territorio è soggetto a vincoli minerari di idrocarburi (più della metà nella fascia costiera)

2) Le autorizzazioni avranno effetto di variante urbanistica, per cui sia la regione che molti comuni verranno spogliati delle proprie prerogative sulla programmazione territoriale.

3) Le attività di estrazione di idrocarburi sulla terraferma passeranno da competenza regionale a competenza statale e saranno 19 titoli minerari tra ricerca ed estrazione in terraferma. La provincia più colpita sarà quella di Chieti. A questi bisognerà aggiungere tutte le nuove autorizzazioni che il Ministero dello Sviluppo Economico rilascerà.

4) Il rilascio del titolo di concessione di attività sui giacimenti sarà unico (attualmente le autorizzazioni per le attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi sono separati), e le autorizzazioni avranno una durata di oltre 40 anni.

5) Le norme contenute in questo decreto si applicheranno anche ai procedimenti in corso e vigenti.

Il M5S si opporrà in maniera decisa in Parlamento a questo decreto vergogna e proverà ad affossare questa svendita del nostro territorio che non porterà nessun beneficio economico agli abruzzesi ma ne pregiudicherà definitivamente lo sviluppo, compromettendo in maniera drammatica la qualità della vita e aumentando i rischi ambientali.

Rivolgiamo un appello non solo ai parlamentari abruzzesi, ma al sottosegretario Legnini, rappresentante del governo: provveda ad eliminare queste norme, o altrimenti si dimetta dal suo ruolo governativo. Il PD non può continuare a dire una cosa e a fare esattamente l’opposto!

Lo stesso sottosegretario si era impegnato a inserire nel decreto sblocca Italia un nostro emendamento per bloccare Ombrina, riportando il limite di 12 miglia di fronte al Parco della Costa Teatina. Immaginiamo che non ci sia nulla nel decreto al riguardo, considerando che lo stesso provvedimento va esattamente nella direzione opposta. Legnini ne tragga le conseguenze.

Il M5S Abruzzo

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