Renzi e il semestre europeo: il mio intervento alla Camera

Oggi, 16 dicembre, alla Camera dei deputati, Renzi ha fatto il suo solito discorso propagandistico a conclusione del semestre europeo. Tante parole, nessun contenuto.

 

Il Video dell’intervento in aula:

 

Renzi semestre ue

 

 

 

Questo il testo:

 

 

Presidente Renzi, lei è un grande retore, non c’è che dire, e anche oggi l’ha dimostrato. Però la scuola di retorica cui appartiene non è tanto quella classica, aristotelica piuttosto che di Quintiliano, ma una molto più contemporanea, una scuola che potremmo definire Berlusconiana (e mi perdonino Aristotele e Quintiliano per l’accostamento…). La sua retorica è uno sterile e del tutto inconsistente esercizio verbale, come lo è la lallazione infantile, dove il bambino prova piacere ad ascoltare i propri suoni senza senso. Lei d’altronde sembra proprio che si diverta a dire parole vuote, che descrivono realtà fantasiose e dunque fraudolente perché ingannano i cittadini.

In questo semestre di presidenza il suo governo poteva almeno risparmiare all’Italia l’umiliazione di parlare, per il tramite della ministra Giannini (sempre che sia ancora ministro, ben inteso…), di programmi in merito a Istruzione e Cultura. Chi sa cosa avranno pensato i rappresentanti degli altri paesi e le risate che si saranno fatti sentendo la ministra pronunciare queste parole: “All’Italia è affidata la responsabilità e, insieme, l’opportunità di farsi portavoce di alcune linee strategiche nei settori dell’istruzione e della formazione che potranno a loro volta costituire importanti priorità e “parole-chiave” della nuova programmazione europea.” Caspita!

O ancora: “E’ mia profonda convinzione che l’attuale quadro di crisi nel quale l’Europa si trova possa essere superato solo con investimenti significativi nell’istruzione e nella ricerca.” Forse sig. Renzi la ministra alludeva a qualche sua futura partecipazione alla Ruota della Fortuna, dopo quella fortunata di vent’anni fa, nella speranza magari di trovare qualche soldo per l’istruzione. Perché vede lei sa benissimo che di investimenti in ricerca, scuola e università pubbliche non ce n’è traccia nel suo devastante anno di governo, anzi la legge di bilancio e la stabilità prevedono quasi un miliardo e mezzo di tagli al comparto, tra i quali:

  • 120 milioni alla ricerca

  • 200 milioni circa all’università

  • 180 milioni di fondi per le scuole

  • 900 milioni complessivi di tagli per la scuola; pubblica, sia ben chiaro, perché invece quelle private potranno giovare di un bel regalino di 200 milioni in legge di stabilità, che fanno arrivare il fondo per le paritarie a quasi 500 milioni direttamente assegnati dal ministero, una cosa che neanche Berlusconi o Monti erano arrivati a fare!

  • Capitolo edilizia scolastica e sicurezza: dei 3 miliardi e mezzo promessi all’inizio del suo mandato, fino ad ora poche briciole (peraltro già stanziate dai governi precedenti) e nulla più.

  • 13 milioni di tagli alla tutela dei beni culturali, nonostante le dichiarazioni rassicuranti di ottobre.

Questi, al di là delle sue vuote parole, Presidente, sono cifre reali, inoppugnabili.

E’ facile parlare di Europa solo quando conviene, così come è facile ignorarla quando invece metterebbe a nudo le balle che da quasi un anno lei va ripetendo agli italiani, e anche a suoi colleghi europei.

Impietosi sono i confronti con la quasi totalità dei paesi OCSE in materia di spesa per quello che dovrebbe essere l’investimento prioritario di ogni governo: l’Italia destina meno risorse di tutti in ricerca, istruzione, università, cultura, 8,6% all’istruzione e poco più dell’1% alla cultura (legge di bilancio 2015, la SUA legge di bilancio), contro le medie UE di 11% e 2,2% rispettivamente. L’Italia è lontanissima dagli obiettivi di Horizon 2020, quegli stessi obiettivi che lei in quanto presidente di turno del Consiglio dell’Unione Europea, avrebbe dovuto rafforzare e perseguire.

Il punto è solo uno, e la sua attività di governo lo sta svelando con lucidità: lei, Presidente, è un fedele servitore dell’Europa, ma non di quella dei popoli, delle culture e della conoscenza, NO, bensì di quella delle banche, delle lobbies del petrolio e dei grandi poteri economici che, grazie a lei e ai governi precedenti, stanno spolpando l’Italia come fosse un osso nella bocca di cani rabbiosi.

Lei è il servo apparentemente astuto, ma in realtà sciocco, che come in una commedia plautina si affanna per accontentare il suo padrone. Il dramma, che rende la commedia una tragedia, è che i suoi padroni, presidente, non sono di certo gli italiani.

 

http://youtu.be/SX21pfBLQ08

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *